"Ora sta sognando", disse Tweedledee:
"E cosa pensi che stia sognando?". Alice rispose: "nessuno lo può sapere". "Perché? Sogna te! - esclamò Tweedledee, battendo le mani in aria con trionfo - E se smettesse di sognarti, dove pensi che ti troveresti?".
"Dove sono adesso, naturalmente", disse Alice. "Assolutamente no! Tu non saresti in nessun luogo. Perché tu sei semplicemente una specie di cosa nel suo sogno!" ribattè Tweedledee sprezzantemente.
da Attraverso lo specchio
Lanterne rosse nel fondo. Il rapporto confidenziale dell'attesa e degli smarrimenti di un dettaglio carnale. Il rumore di inversione di spinta dei motori di un aereo. L'aria viva intorno fuori di qui. Un cerchio di sottintesi macramè veste Madamoiselle noia in una stanza piena di struzzi.
[Uno struzzo può ingoiare un chiodo. (Spiritus durissima coquit)]
Ma chambre a la forme d'une cage
Le soleil passe son bras par la fenêtre
Les chasseurs à ma porte
Comme les p'tits soldats
Qui veulent me prendre
Je ne veux pas travailler
Je ne veux pas déjeuner
Je veux seulement l'oublier
Et puis je fume
Screditami. Tenerezza istoriata di quando sapevi prendere il vento.

Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti.
Pier Paolo Pasolini, Orgia
Moltitudini rarefatte e frottole del mondo regolare. Incappucciata fantasia tortuosa che si aggrappa al quotidiano.Lontana e languida su di un tango di Gardel in tempi brevi. Il sapore fondente del doppio gioco familiare del divieto di sè. L'indulgente protezione di un nodo, cosa devo ricordare... La notte di vaniglia prende le distanze necessarie da un ingombrante paesaggio appuntito. Città alveare. I titoli ai giorni. Bianco e nero inchiostro.Verticali di luce perfetta e gravità sulle sensazioni private e sui bisbigli e le voci fredde dei conti alla rovescia. Il rumore metallico di un proiettore super8 nel buio incompleto.Panoramiche. La verità è una bassa risoluzione in presa diretta.E così ci credi. Il fotogramma si blocca e trema. Una mattinata di sole del colore dei negativi che cola su rami che non sono qui. Il cielo bruciato. Volutamente sovraesposta. Testa all'insù. La schiena dritta come un fuso e le braccia all'infinito. Occhi stretti. Ferreo fermo immagine. La vita si annida tra i capelli. Mise en abyme sulla pelle e dietro.
soddisfazione istantanea di un capriccio
sognatrice ironica e infedele
sempre in controluce
pensieri liberty e gesti naif
contrasti pungenti,mercenari e vagabondi
vertigini malinconiche,languide e insolenti
emotivita' di seta gelida,ambigua e muta
mise en abyme sulla pelle e dietro
non ci sono simboli dove non c'e' l'intenzione
LA REALTA' E' SOLO
UNA COINCIDENZA
MOMENTANEA
chi anche se ti chini con dita di pieta'
a avallare la polvere
non aggiungera' alla tua munificenza
la cui bellezza sara' un foglio davanti a me
una dichiarazione di se stessa
stesa attraverso la tempesta di emblemi
sicche' non c'e' sole e non c'e' rivelazione
e non c'e' ostia
soltanto io e poi il foglio
e massa morta
............En Attendant Godot
L' assurdo e' la lucida ragione che
constata i suoi limiti
Il mondo non e' ne' vero ne' reale, ma vivente
Nel mondo dove nessuno riesce più a mantenere un segreto,
un buon velo dice:
Grazie di non farmi partecipe.
non e' meglio abortire che essere sterili?
le ore dopo la tua partenza sono cosi' plumbee
cominciano sempre troppo presto a trascinare
i rampini a artigliare ciecamente il letto della mancanza
di nuovo dicendo
se non mi insegni non imparerò
di nuovo dicendo anche per le ultime
volte c'è un'ultima volta
Si volto' e lentamente torno' sui suoi passi.
Non c'era piu' vento, non c'era piu' notte, non c'era piu' mare,per lei.
Andava e sapeva dove andare. Questa era tutto.
Sensazione meravigliosa. Di quando il destino finalmente si schiude, e diventa sentiero distinto, e orma inequivocabile, e direzione certa.
Il tempo interminabile dell'avvicinamento.
Quell'accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino.
Quella e' un'emozione. Senza piu' dilemmi, senza piu' menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo.
Qualunque sia, il destino.
Camminava - ed era la cosa piu' bella che avesse mai fatto.
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La guardo'. Ma d'uno sguardo per cui guardare gia' e' una parola troppo forte. Sguardo meraviglioso che e' vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta. Qualcosa come due cose che si toccano - gli occhi e l'immagine - uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio piu' assoluto della mente, l'unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare - vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere - sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose quando da fuori entrano nel cerchio del nostro sentire-vedere-sentire- perche' sarebbe nulla di piu' che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose, e negli occhi ricevere il mondo - ricevere - senza domande, perfino senza meraviglia - ricevere -solo- ricevere- negli occhi - il mondo.
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Non occorre che tu esca di casa.
Resta al tuo tavolo e ascolta.
Non ascoltare nemmeno, aspetta soltanto.
Non aspettare nemmeno, sii assoluto silenzio e solitudine.
Il mondo ti si offrira' per farsi smascherare,
non puo' fare altrimenti.
Dinanzi a te si rotolera' estatico.
Eravamo un mucchio di esistenti impacciati, imbarazzati da noi stessi,non avevamo la minima ragione d'esser li,
ne' gli uni ne' gli altri, ciascun esistente,confuso,vagamente inquieto si sentiva di troppo in rapporto agli altri.
Di troppo: era il solo rapporto ch'io potessi stabilire tra quegli alberi,quelle cancellate,quei ciottoli.
Invano cercavo di contare i castagni, di situarli in rapporto alla Velleda,di confrontare la loro altezza con quella dei platani:ciascuno di essi sfuggiva dalle relazioni nelle quali io cercavo di rinchiuderli,s'isolava, traboccava.
Di queste relazioni(che m'ostinavo a mantenere per ritardare il crollo del mondo umano,
il mondo delle misure,delle quantita',delle direzioni)sentivo l'arbitrarieta', non avevano piu' mordente sulle cose.
Di troppo, il castagno, li' davanti a me, un po' a sinistra. Di troppo la Velleda. Ed io - fiacco, illanguidito, osceno,
digerente, pieno di cupi pensieri - anch'io ero di troppo.
Fortunatamente non lo sentivo, piu' che altro lo comprendevo, ma ero a disagio perche' avevo paura di sentirlo.