agosto 30 2009:

...con i piedi fortemente piantati nelle nuvole... Flaiano.

Ci riprovo. Forse.

 

[A u b e N o i r e]
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ottobre 24 2008:

 Perchè un giorno non c'è più modo. Si resta fermi nell'inevitabile. Di schiena, sul porto. Sul marmo affacciato alla fine della primavera. Non credo di aver detto tutto.  Non ho parole che puliscano. Non avevo preso appunti per la nostalgia. In fondo il diritto all''ultima parola lo volevi sempre tu. E adesso non so come fare a togliertelo.

[A u b e N o i r e]
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ottobre 2 2008:

Sparpagliata. Accademia d’autunno. La sera si fa minuscola in una smorfia. Incrocio sguardi nella miseria vestita da sera. Fessure di porcellana cinese. Sbreccata. Tagliente. Come uno schiaffo leggero che sconfina. Che non aspetti più. Un trompe l'oleil aperto tra i palazzi,all'incrocio. Pensieri. Serpentine. Cave. Che baciano l’aria.

[A u b e N o i r e]
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settembre 15 2008:

La perversione non basta a definire il godimento, è l'estremo della perversione a definirlo: estremo sempre spostato, estremo vuoto, mobile, imprevedibile. Questo estremo garantisce il godimento: una perversione media si carica ben presto di un gioco di mentalità subalterne: prestigio, ostentazione, rivalità. discorso, parate.

Roland Barthes

 

[A u b e N o i r e]
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settembre 11 2008:

Ciò che ti rimproverano, coltivalo perché sei tu.

Jean Cocteau

E poi si fa tutto terribilmente chiaro. A malapena inarticolato tra le figure d'ordine.

 

[A u b e N o i r e]
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agosto 28 2008:

"Ora sta sognando", disse Tweedledee:

"E cosa pensi che stia sognando?". Alice rispose: "nessuno lo può sapere". "Perché? Sogna te! - esclamò Tweedledee, battendo le mani in aria con trionfo - E se smettesse di sognarti, dove pensi che ti troveresti?".

"Dove sono adesso, naturalmente", disse Alice. "Assolutamente no! Tu non saresti in nessun luogo. Perché tu sei semplicemente una specie di cosa nel suo sogno!" ribattè Tweedledee sprezzantemente.

da Attraverso lo specchio

[A u b e N o i r e]
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agosto 20 2008:

Lanterne rosse nel fondo. Il rapporto confidenziale dell'attesa e degli smarrimenti di un dettaglio carnale. Il rumore di inversione di spinta dei motori di un aereo. L'aria viva intorno fuori di qui. Un cerchio di sottintesi macramè veste Madamoiselle noia in una stanza piena di struzzi.

[Uno struzzo può ingoiare un chiodo. (Spiritus durissima coquit)]

 

 

 Ma chambre a la forme d'une cage
Le soleil passe son bras par la fenêtre
Les chasseurs à ma porte
Comme les p'tits soldats
Qui veulent me prendre

Je ne veux pas travailler
Je ne veux pas déjeuner
Je veux seulement l'oublier
Et puis je fume

[A u b e N o i r e]
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agosto 18 2008:

 

 

Screditami.  Tenerezza istoriata di quando sapevi  prendere il vento.

 

[A u b e N o i r e]
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agosto 5 2008:

Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti.
Pier Paolo Pasolini, Orgia

Moltitudini rarefatte e frottole del mondo regolare. Incappucciata fantasia tortuosa che si aggrappa al quotidiano.Lontana e languida su di un tango di Gardel in tempi brevi. Il sapore fondente del doppio gioco familiare del divieto di sè. L'indulgente protezione di un nodo, cosa devo ricordare... La notte di vaniglia prende le distanze necessarie da un ingombrante paesaggio appuntito. Città alveare. I titoli ai giorni. Bianco e nero inchiostro.Verticali di luce perfetta e gravità sulle sensazioni private e sui bisbigli e le voci fredde dei conti alla rovescia. Il  rumore metallico di un proiettore super8 nel buio incompleto.Panoramiche. La verità è una bassa risoluzione in presa diretta.E così ci credi. Il fotogramma si blocca e trema. Una mattinata di sole del colore dei negativi che cola su rami che non sono qui. Il cielo bruciato. Volutamente sovraesposta. Testa all'insù. La schiena dritta come un fuso e le braccia all'infinito. Occhi stretti. Ferreo fermo immagine. La vita si annida tra i capelli. Mise en abyme sulla pelle e dietro.

[A u b e N o i r e]
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giugno 20 2008:

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marzo 24 2008:

 

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marzo 18 2008:

Avvinghiata al bordo dell’inverno. Le proporzioni dell’incuria incise in tutte le direzioni. Strisce bianco evanescente senza estremi da tenere come quelle degli aerei internazionali. Tagli che riversano il giorno in una clessidra. Gioco a ribaltare la risposta. L’inerzia cruda delle linee di ferite fredde e secche di Schiele dondola un piacere interrotto all'infinito. La carne crescente del distacco. La spartizione di una inquieta distorsione tagliente. Serpenti che si avvolgono e si annodano e scompaiono e il rumore dell’acqua tra le pietre aguzze. Adesso so spiegare di non sentirmi intera. Giocando a scivolare e poi è scivolare. Ciglia da limousine cercano riparo in uno stagno di buio. Ombrelli senza pioggia nel momento giusto. I vezzi. I finali. La distrazione. Un memoriale di piacere e di fili e di dettagli davanti a scimmie vestite di porpora.

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febbraio 4 2008:



Medusa barocca. Scarlatta, la bocca socchiusa rosso carminio.


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gennaio 12 2008:

La controstoria. La versione cagionevole. Insapore e sinistra.  Quasi stanca, forse, della carenza continua che allevo. Le parole goffe. L'insapore degli ibridi. Pensavo a Travestimenti di Cocteau. Qualcosa che permetta di dimenticare se stessi. Vagabonda, con la <<difficoltà di essere>>. Minoritaria. Il culto della differenza, l' ennui o la misteriosa malattia "dei diavoli blu" .

E' necessario aderire alla necessità del gioco. Mi metto tra parentesi e cresco come l'edera sopra. Divago nei dettagli.  Mi travio. Incoerenza di questa meraviglia vuota, tra accidia e rivoluzione. E poi distinguo, per giustificare. Racconto favole da c'era una volta e niente succede davvero. Esigente e indifendibile. Incastro è corruzione? Niente succede davvero. Appassisce in diretta la gardenia all'occhiello a scorrimento rapido in una notte con le sbarre lunghe. Sei sotto Saturno. Eretica.

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gennaio 10 2008:

 

[A u b e N o i r e]
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gennaio 9 2008:

I bordi nudi delle ipotesi. La vacuità delle pretese delle bocche che espiano una pena. Il ricamo sulle fratture dell’eventualità che cade dietro l’angolo. Sbugiardare il contorno del vuoto che arrotolo tra le dita disegnando cerchi nell’aria. Chiudo gli occhi  per immaginare il centro di un precipitare screziato di spilli a rallentatore.   Chi è che trema? 

 Il trailer esiliato nell’imperfetto. Un’anteprima screpolata e nervosa per stabilire i rapporti che reggono la vita sparpagliata ai miei piedi. Il rimandare si inginocchia sull'insoddisfazione così appuntita. Leit motiv di una assenza che segue la voce della smania che impreca. Che implora. Narcisa. Nel ghetto dell’ironia della schiena che si avvita su se stessa mentre guardo le cose in faccia. E qual è la faccia che vedo?  Nell’ambizione di scavalcarmi. Di guardare da un foro. Di autoavverarmi nel punto di convergenza di tutte le linee.

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gennaio 4 2008:



[  Paris change! Mais rien dans ma mélancolie
N'a bougé!     ]

Cambia Parigi, sì, ma nulla muta
nel cuore della mia malinconia.

Le città e gli occhi.

Gli abitanti di Valdrada sanno che tutti i loro atti sono insieme quell'atto e la sua immagine speculare... questa loro coscienza vieta di abbandonarsi per un solo istante al caso e all'oblio... anche quando gli amanti danno volta ai corpi nudi pelle contro pelle cercando come mettersi per prendere l'uno dall'altro più piacere, anche quando gli assassini spingono il coltello nelle vene nere del collo... non è tanto il loro accoppiarsi o trucidarsi che importa quando l'accoppiarsi o trucidarsi delle loro immagini limpide e fredde nello specchio..

Lo specchio ora accresce il valore alle cose, ora lo nega. Non tutto quel che sembra valere sopra lo specchio resiste se specchiato. Le due città gemelle non sono uguali, perchè nulla di ciò che esiste o avviene a Valdrada è simmetrico : ad ogni viso e gesto rispondono dallo specchio un viso o un gesto inverso punto per punto. Le due Valdrada vivono l'una per l'altra, guardandosi negli occhi di continuo, ma non si amano.

Le città invisibili.

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novembre 10 2007:

Nemmeno lei è sicura di essere qui. Si vedono le figure nelle nuvole. Un mondo perfettamente coerente sul soffitto. Familiare. Una rana diventa re. Sdraiata sotto il vento, sotto il caso che attraversa la stanza. Le cose smettono di essere feroci sulla sua fronte. Uno spazio arato e seminato dove si muovono i treni. Un bosco di betulle nella nebbia che sparisce. Approssimativamente lontano. Il rumore di una macchina da cucire. Occhi enormi per forbici. Il filo dell’orizzonte teso su una fila di lillà. Il futuro è una passeggiata a Mosca con il volto secco. E’l’alba che infuria in Bretagna.  E’ Beck che accarezza una stanza scura e dondola parole senza vertebre.  There's a place where you are going. You ain't never been before.
Baby you're lost
Baby you're lost
Baby you're a lost cause.

E lei non è nemmeno sicura.



 

[A u b e N o i r e]
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ottobre 27 2007:

<< ...esisteva come gli altri, nel mondo dei giardini pubblici... voleva persuadersi di vivere altrove... dietro la tela dei quadri, con i dogi del Tintoretto, con i gravi fiorentini di Gozzoli, dietro le pagine dei libri con Julien Sorel, dietro i dischi fonografici, con i lunghi lamenti secchi del jazz....>>

Sartre.

 

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ottobre 16 2007:

 

 

 



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ottobre 6 2007:

Il passo delle nuvole. Nel luogo dove le cose accadono. Sempre al di là. Un fondale in controtempo. Carico e senza cardini. Questa vita stroppicciata e inverosimile sdraiata su un vassoio d'argento, in primo piano. Un servizio di intenzioni magre e d'avorio. Uno sparire dentro, selvatico. Incarnito. Rintocchi a pelle insofferenti. Meridiani per perdermi.

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ottobre 5 2007:

Alla mia A.

Poi ti sei riversata su ogni lato nella vita che si diradava. Esile tra quelle grate lunghe di disagio, seduta sul marmo, non potrò mai cancellarti. Ho disegnato un cerchio con il gesso, bianchissimo, per terra. Per starci sedute. Per far finta che non potrà entrare niente. Ovunque vuoi, ovunque sei. Senza alfabeto. Senza grammatica. Io che ho sempre parole dappertutto.

 

[A u b e N o i r e]
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settembre 27 2007:

<<È molto tardi.

Ancora alzata.

Permettete?>>

 

Dentro una visione di Fellini.

L’abbraccio di Casanova alla bambola che danza. Meccanica. Uno splendore nero. Soverchiante.

[A u b e N o i r e]
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settembre 18 2007:

... è la deriva gravitazionale della luce
sul rumore dell’aria che cancella l’aria,

è il cadere dell’attimo nell’attimo, la sepoltura
del sonno, la fodera dell’inverno, il negativo della notte.

(da Il futuro non è più quello di una volta)

 

 

Cos'era

II


Era l'inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l'ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai piu' chiesto nulla. Era quello. Senz'altro era quello.
Era anche l'evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne ando', come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lascio' sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.


 

                                                                                  Mark Strand
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settembre 6 2007:

La misura della bellezza nella camera del vento. La premura della pioggia che si affaccia e precipita. L’avvenire stinge in una pozza mossa da mani sconosciute. L'inizio allagato dal finale e una moneta che si ferma a mezz'aria. La mia bocca è un’isola perfetta. Fuori tutto rallenta. La mia vita in random. Dita di inchiostro e una dolcezza senza sinonimi. Frangibile e di un viola mancato che trascolora in bianco quando scompare.

                                                 Moi je t’offrirai                                             
Des perles de pluie
Venues de pays
Où il ne pleut pas

Je te raconterai
L’histoire de ce roi
Mort de n’avoir pas
Pu te rencontrer


 

 

[A u b e N o i r e]
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agosto 31 2007:

Polvere grigia a perdita d’occhio sotto un cielo grigio senza nuvole e là improvvisamente o a poco a poco, dove polvere sola possibile, questo biancore da decifrare.  Resta da immaginare se può vederlo l’espulso, ultimo in mezzo alle sue rovine, se mai potrà vederlo e se sì credervi.

Samuel Beckett, Per finire ancora

[A u b e N o i r e]
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agosto 26 2007:

No. 14, 1960/ Mark Rothko  

"Silence is so accurate"

[A u b e N o i r e]
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agosto 21 2007:

Braccia a croce di corda tesa e silenzio sotto un cielo ricolmo involontario. Profusione di stelle a dimora in una camera d'eco. Inestirpabile. Sangue freddo a bagnare una fantasia tenace. Goccia che bagna la goccia. Una coesione d'argento che crolla dappertutto.

Ascoltando We have a map of piano - Mum

 

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agosto 4 2007:

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luglio 30 2007:

Ho scucito il tempo. L’ho tagliato. Un monologo per domani. 

Il graffio della falce sul punto di intervallo fra le due altezze. Il pendolo feroce e senza grazia sulla smania. L’altalena dell’ammissione. Vorticare della memoria in un chiarore incompiuto.

ascoltando Maybe not - Cat Power

[A u b e N o i r e]
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soddisfazione istantanea di un capriccio


sognatrice ironica e infedele


sempre in controluce


pensieri liberty e gesti naif


contrasti pungenti,mercenari e vagabondi


vertigini malinconiche,languide e insolenti


emotivita' di seta gelida,ambigua e muta


mise en abyme sulla pelle e dietro


non ci sono simboli dove non c'e' l'intenzione





LA REALTA' E' SOLO

UNA COINCIDENZA

MOMENTANEA






chi anche se ti chini con dita di pieta'
a avallare la polvere
non aggiungera' alla tua munificenza
la cui bellezza sara' un foglio davanti a me
una dichiarazione di se stessa
stesa attraverso la tempesta di emblemi
sicche' non c'e' sole e non c'e' rivelazione
e non c'e' ostia
soltanto io e poi il foglio
e massa morta







............En Attendant Godot





L' assurdo e' la lucida ragione che
constata i suoi limiti


Il mondo non e' ne' vero ne' reale, ma vivente























Nel mondo dove nessuno riesce più a mantenere un segreto,
un buon velo dice:
Grazie di non farmi partecipe.






non e' meglio abortire che essere sterili?
le ore dopo la tua partenza sono cosi' plumbee
cominciano sempre troppo presto a trascinare
i rampini a artigliare ciecamente il letto della mancanza

di nuovo dicendo
se non mi insegni non imparerò
di nuovo dicendo anche per le ultime
volte c'è un'ultima volta



la storia delle idee e' la storia del rancore dei solitari





Si volto' e lentamente torno' sui suoi passi.
Non c'era piu' vento, non c'era piu' notte, non c'era piu' mare,per lei.
Andava e sapeva dove andare. Questa era tutto.
Sensazione meravigliosa. Di quando il destino finalmente si schiude, e diventa sentiero distinto, e orma inequivocabile, e direzione certa.
Il tempo interminabile dell'avvicinamento.
Quell'accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino.
Quella e' un'emozione. Senza piu' dilemmi, senza piu' menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo.
Qualunque sia, il destino.
Camminava - ed era la cosa piu' bella che avesse mai fatto.










Le immagini sono cartoline inviate da paesi che esistono soltanto nella personalita' del soggetto, e l'altro non li visitera' mai



















*loading* sguardi




Il mio profilo








Non occorre che tu esca di casa.
Resta al tuo tavolo e ascolta.
Non ascoltare nemmeno, aspetta soltanto.
Non aspettare nemmeno, sii assoluto silenzio e solitudine.
Il mondo ti si offrira' per farsi smascherare,
non puo' fare altrimenti.
Dinanzi a te si rotolera' estatico.







tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi tu, alta e vittoriosa sei la mia nostalgia di saperti inaccessibile nel momento stesso in cui ti afferro













Eravamo un mucchio di esistenti impacciati, imbarazzati da noi stessi,non avevamo la minima ragione d'esser li,
ne' gli uni ne' gli altri, ciascun esistente,confuso,vagamente inquieto si sentiva di troppo in rapporto agli altri.
Di troppo: era il solo rapporto ch'io potessi stabilire tra quegli alberi,quelle cancellate,quei ciottoli.
Invano cercavo di contare i castagni, di situarli in rapporto alla Velleda,di confrontare la loro altezza con quella dei platani:ciascuno di essi sfuggiva dalle relazioni nelle quali io cercavo di rinchiuderli,s'isolava, traboccava.
Di queste relazioni(che m'ostinavo a mantenere per ritardare il crollo del mondo umano,
il mondo delle misure,delle quantita',delle direzioni)sentivo l'arbitrarieta', non avevano piu' mordente sulle cose.
Di troppo, il castagno, li' davanti a me, un po' a sinistra. Di troppo la Velleda. Ed io - fiacco, illanguidito, osceno,
digerente, pieno di cupi pensieri - anch'io ero di troppo.
Fortunatamente non lo sentivo, piu' che altro lo comprendevo, ma ero a disagio perche' avevo paura di sentirlo.